Tra Realtà e Incanto: La Mia Odissea FantasticaGianluca
Capitolo 1Il Ragazzo dalle Due Ombre
Avevo sei anni quando capii che il mondo aveva crepe. Non nel senso che qualcosa si stesse rompendo – almeno non in modo che gli adulti potessero vedere – ma nel senso che la superficie delle cose non combaciava mai perfettamente, lasciando spiragli sottili attraverso cui filtrava qualcos'altro.
Ricordo il corridoio della casa dove sono cresciuto, a Padova, un appartamento anni Settanta con il pavimento di piastrelle bianche e nere disposte a scacchiera. Di giorno era solo un corridoio, con l'odore di detersivo al pino e la luce al neon che ronzava appena. Ma la sera, quando mia madre spegneva le luci e mi mandava a letto, le piastrelle bianche sembravano affondare di qualche millimetro rispetto a quelle nere. Camminavo solo sulle nere, convinto che quelle bianche fossero in realtà vuoti mascherati, pozzi profondi quanto l'edificio stesso. Non l'ho mai detto a nessuno. Sapevo già, a sei anni, che certe cose non si dicono.
La mia camera dava sul cortile interno. Di notte, quando le luci degli altri appartamenti si spegnevano una dopo l'altra, il cortile diventava un pozzo d'ombra perfetto. Io restavo sveglio, sdraiato su un fianco, a guardare il rettangolo scuro della finestra. Aspettavo.