Scirocco a MarettimoNera Valdi
Chapitre 1Il traghetto
Il ponte del traghetto puzza di gasolio e salsedine. Greco si appoggia alla murata, la camicia già incollata alla schiena alle nove del mattino. Lo scirocco gli butta in faccia un'aria calda che sa di Africa, di sabbia rossa che viene dal nulla e si posa su tutto. Tre giorni che soffia, gli ha detto il marinaio che ha controllato i biglietti. Altri due, forse tre prima che cali.
L'isola cresce davanti a lui, bianca e brulla. Marettimo. Non ci è mai stato prima. Case ammassate intorno al porto, poi roccia nuda che sale verso il cielo. Niente alberi, solo macchia bassa che il vento piega tutta da una parte. Il mare è verde scuro, mosso, con creste di schiuma che si sfaldano subito. Non è il mare di cartolina che sua moglie vorrebbe vedere in vacanza. È un mare che lavora, che prende.
Greco chiude gli occhi un momento. Il sole gli batte sulle palpebre. Pensa a Trapani, alla sua scrivania, al ventilatore che gira stanco ma gira. Pensa alla pensione. Diciotto mesi. Poi basta isole, basta traghetti, basta chiamate il venerdì sera per coprire qualcuno che si è ammalato. Un disperso in mare, gli hanno detto. Verifica di routine, chiudi la pratica. Due giorni al massimo.