Natale all'ospedale di LondraDania
Capitolo 1La telefonata
La telefonata arrivò alle diciotto e trentasette di un martedì, quando fuori era già buio da più di un'ora e dentro casa aleggiava ancora l'odore del tè bevuto a metà pomeriggio. Il numero sullo schermo era inglese, un prefisso che non riconobbe, e per un attimo pensò a una di quelle chiamate automatiche che promettono rimborsi inesistenti. Poi rispose, perché dicembre aveva sempre qualcosa di inquieto, una corrente sottile che spingeva a non ignorare nulla.
La voce all'altro capo era femminile, educata, con quell'accento britannico che arrotonda le consonanti e indora le brutte notizie. Si presentò come dottoressa Patel, del St. Bartholomew's Hospital. Suo padre era stato ricoverato nel reparto di medicina d'urgenza. Un malore improvviso, dissero, niente di irreversibile ma nemmeno da sottovalutare. Le parole si accavallavano nella cornetta mentre lei cercava di aggrapparsi a qualcuna che avesse un senso chiaro. Stabile, disse la dottoressa. Sotto osservazione. Sarebbe opportuno che qualcuno della famiglia.
«Quando?» chiese, e la sua voce le suonò lontana, come se appartenesse a un'altra donna in un'altra stanza.
«È stato ricoverato stamattina presto. I vicini hanno chiamato l'ambulanza quando non è sceso per il latte, come fa sempre.»
I vicini. Un dettaglio così piccolo e così devastante. Suo padre che scendeva per il latte ogni mattina, in quella Londra dove si era trasferito anni prima, dove aveva costruito una vita parallela fatta di abitudini che lei non conosceva. Una vita di cui sapeva poco più di quello che si scambiano due persone che si chiamano una volta al mese per accertarsi che l'altro sia ancora vivo.