Mila e il polpo con troppi calziniMila e il Faro
Capitolo 1Il molo di legno
Mila cammina piano sul molo. Le assi di legno scricchiolano sotto i suoi piedi. Sono larghe, grigie, consumate. Alcune hanno crepe sottili. Altre hanno chiodi arrugginiti che spuntano appena.
Il cielo è nuvoloso. La luce è grigia, come quando sta per piovere ma la pioggia non arriva mai. L'aria sa di sale e di alghe.
Mila si ferma a metà del molo. Guarda giù, tra le assi. C'è uno spazio largo quanto la sua mano. Attraverso lo spazio vede l'acqua. È verde scura, quasi nera. Si muove piano, avanti e indietro.
«Ciao, acqua» dice Mila sottovoce.
L'acqua non risponde. Si limita a muoversi, avanti e indietro.
Mila si inginocchia. Appoggia le mani sul legno grigio. Il legno è ruvido, pieno di piccole schegge. Si sporge un po' di più. Adesso vede meglio. Vede le grosse travi di legno che scendono nell'acqua. Sono quattro file di travi, tutte dritte, tutte piantate sul fondo.
«I piloni» dice Mila, perché ha sentito suo nonno chiamarli così. «Le gambe del molo.»
È vero. I piloni sono proprio come gambe. Gambe grosse di legno che tengono su il molo. Senza di loro, il molo cadrebbe nell'acqua.
Mila conta i piloni che vede. Uno, due, tre, quattro. Poi si sposta più avanti e ne conta altri. Cinque, sei, sette. Sono tanti.
Tra i piloni l'acqua è più scura. Le alghe si attaccano al legno e si muovono come capelli lunghi. Mila le osserva. Sono verdi, marroni, scivolose.
Poi sente un rumore.