Mila e il cormorano bagnatoMila e il Faro
Capitolo 1L'uccello nero che non volava
# L'uccello nero che non volava
Il mare fa rumore. Mila scende sugli scogli con le mani in tasca e il vento che le tira i capelli. Il cielo è grigio come sempre, e le onde sbattono contro le rocce nere. Ogni tanto una spruzzata d'acqua arriva fino ai suoi piedi, ma lei sa dove mettere le scarpe. Conosce ogni pietra di questa scogliera, ogni buco dove l'acqua resta intrappolata quando la marea scende, ogni posto dove le alghe scivolano sotto le suole di gomma.
Oggi l'aria sa di sale e di qualcos'altro. Qualcosa di marcio.
Mila si ferma a metà della discesa. Alza il naso, annusa. Non è l'odore delle alghe che si seccano al sole – oggi il sole non c'è. Non è l'odore del pesce che i gabbiani lasciano sugli scogli. È un odore più amaro, più pesante. Come quando il mare butta sulla spiaggia cose morte che nessuno vuole toccare.
Lei scende ancora, un gradino di roccia alla volta. Le mani restano in tasca. Il vento le soffia contro, e lei china la testa per non prenderlo negli occhi.
Sulla roccia più grande, quella piatta dove di solito si siede a guardare il mare, c'è un uccello nero.
Grosso.
Immobile.
Mila si ferma di nuovo. L'uccello non vola via. Non alza nemmeno la testa. Sta lì, fermo come un sasso, le ali strette contro il corpo.