Manutenzione OmbreTommaso Arel
Capitolo 1Il registro delle anomalie
Sono Vera Bosio e lavoro al Servizio Ombre del Comune di Genova da diciassette anni. Il mio ufficio è al terzo piano di un edificio grigio in Largo Eros Lanfranco, quello con le finestre strette e i davanzali di cemento che si sgretolano. Arrivo alle otto meno un quarto, sempre. Timbro, salgo le scale perché l'ascensore è fermo da tre mesi, apro la porta dell'ufficio tecnico e accendo il computer. La password scade ogni novanta giorni e ogni volta devo chiamare l'assistenza per reimpostarla. Oggi funziona al primo tentativo.
Il calibratore è nella sua custodia di plastica nera, quella con la chiusura che si apre solo se premi in un punto preciso. Lo estraggo, verifico il livello di carica: ottantasei percento. Sufficiente per la prima uscita. Il lettore di deviazione è più piccolo, sta in tasca, ha uno schermo da tre pollici e due pulsanti laterali. Non so come funzioni. Nessuno lo sa. Ci hanno spiegato come usarlo, non come è fatto dentro. Il manuale d'uso è un foglio plastificato con sei passaggi numerati e una nota a piè di pagina: "Non aprire il dispositivo. In caso di malfunzionamento, contattare il Coordinatore."
La prima zona da ispezionare oggi è il centro storico, settore quattro: da Piazza Matteotti a San Lorenzo. Prendo il registro cartaceo delle anomalie, quello rilegato in tela verde con le pagine quadrettate, e lo infilo nella borsa insieme agli strumenti. Dino è già uscito, ha lasciato una nota sulla scrivania: "Prè, via del Campo. Torno per le dieci." La sua calligrafia è minuta, inclinata a sinistra.