Levante a GradoNera Valdi
Capitolo 1La Casa Vuota
Renzo Battaglini arrivò a Grado che pioveva da tre giorni. L'acqua scivolava sui tetti delle case chiuse, gonfiava le pozzanghere tra i sampietrini, suonava contro le lamiere dei capannoni al porto. Parcheggiò la Panda davanti al cancello arrugginito e spense il motore. La pioggia tamburellava sul tettuccio. Guardò la casa attraverso il parabrezza rigato: persiane verdi scolorite, intonaco giallo con macchie scure d'umidità, tegole spostate dal vento. Non ci metteva piede da vent'anni.
Scese dall'auto e aprì il cancello. I cardini cigolarono. Il cortile era un quadrato di cemento screpolato con un pozzo al centro, la vera di pietra coperta da un asse di legno marcio. Renzo attraversò lo spazio aperto sotto la pioggia, infilò la chiave nella toppa. Girò due volte, la serratura scattò. Spinse la porta.
L'odore gli arrivò subito: salmastro, muffa, legno bagnato. Entrò e chiuse alle spalle. Il corridoio era buio, solo un filo di luce grigia dalle fessure delle persiane. Cercò l'interruttore, lo abbassò. La lampadina nuda tremolò e si accese. Renzo posò la borsa sul pavimento di cotto rosso, attraversò il corridoio fino alla cucina. Il tavolo di formica era coperto da un velo di polvere. Le sedie di legno erano addossate al muro. Aprì la finestra che dava sul retro: un orto invaso dalle erbacce, la rete di recinzione piegata dal vento, oltre la barena piatta fino alla laguna.