Le Mappe Perdute di Torinoluciamarongiu55@gmail.com
Capitolo 1L'Incarico
Il telegramma era arrivato un martedì mattina, quando Torino ancora dormiva sotto una coltre di nebbia che cancellava i contorni della Mole e trasformava i viali in corridoi di pietra sospesi nel nulla. Matteo Ferrero lo aveva letto due volte, seduto al tavolino della cucina, con la tazza di caffè che si raffreddava tra le mani. Ferrovie dello Stato. Rilievo urgente gallerie storiche sotto Porta Susa. Disponibilità immediata richiesta. Compenso secondo tariffario professionale.
Aveva guardato fuori dalla finestra del suo monolocale in via Principi d'Acaja, verso i tetti color terracotta che emergevano appena dalla nebbia. Trentadue anni, un master in cartografia tecnica, tre specializzazioni in rilievi sotterranei e ancora la sensazione di essere sempre in attesa del vero incarico, quello che avrebbe fatto la differenza. Questo era il quinto lavoro in sei mesi. Garage, cantine, rifugi antiaerei dimenticati. Niente che richiedesse più di una settimana e una relazione tecnica di venti pagine.
Aveva risposto di sì.
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L'ufficio delle Ferrovie occupava il terzo piano di un palazzo Liberty in corso Vittorio Emanuele, tutto vetrate colorate e fregi floreali che qualcuno aveva cercato di mascherare con pannelli divisori grigi. L'ingegnere Castelli, un uomo sulla cinquantina con le tempie bianche e un'aria di chi ha smesso da tempo di aspettarsi sorprese, aveva steso le mappe sulla scrivania senza particolare cerimonia.
«Il progetto è semplice», aveva detto, indicando con una matita le linee blu che segnavano i tunnel. «Nuovo garage sotterraneo per i mezzi di manutenzione, quattro livelli sotto l'attuale stazione di Porta Susa. Il problema è che gli archivi storici sono... lacunosi.»