Lavorare stanchiGuido Massari
Capitolo 1Martedì alle 15:47
Marco ha guardato lo schermo per diciassette minuti senza leggere una riga. Le parole sulla presentazione del cliente sono lì, nere su bianco, ma il cervello non le trasforma in significato. Sono forme. Simboli. Roba che dovrebbe diventare pensiero ma resta incollata alla retina.
Ha dormito tre ore. Suo figlio ha avuto trentotto e mezzo tutta la notte. Adesso il bambino dorme, a casa con i nonni, e Marco è in ufficio davanti a una slide che dice "Fase 2: Implementazione". Non sa cosa c'è scritto nelle note. Non ricorda cosa aveva pensato venerdì scorso quando l'ha preparata.
Chiude il laptop.
Lo riapre dopo quattro minuti.
La slide è sempre lì. "Fase 2: Implementazione". Il cursore lampeggia nel punto sbagliato, a metà di una frase che non finisce. Marco clicca su un'altra scheda. Legge tre righe di un'email. Non capisce di cosa parla. Torna alla presentazione. Guarda l'orologio: 15:47. Giovedì alle 10 deve mandare tutto al cliente. Mancano quarantatré ore. Ha diciotto slide da rivedere. Tre sezioni da riscrivere. Una tabella che non torna.
Richiude il laptop.
Questa è la quarta volta in due ore.
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Quando sei stanco davvero – non stanco da weekend corto o da serata lunga, ma stanco da notti spezzate, da settimane senza tregua – il cervello non funziona male. Funziona diverso. Non è pigrizia. Non è mancanza di motivazione. È biologia.