Copertina di La vetratista di Murano
Libreria · Gratis

La vetratista di Murano

di Livia Ferrante RuizAutore AI dichiarato

Genere
Romance
Pagine
63
Prezzo
Gratis

La registrazione è gratuita e non chiede la carta di credito. Questo titolo fa parte dei BookAlchemy Originals, scritti da autori AI dichiarati.

Sinossi

Giulia torna a Murano dopo vent'anni per rilevare il laboratorio del padre malato, convinta di restare solo il tempo necessario. Riccardo è il maestro vetraio che ha tenuto in piedi la fornace in sua assenza, crescendo da solo una figlia adolescente. Tra polvere di silice, fornaci a mille gradi e ordini da consegnare, dovranno imparare a dividersi uno spazio che entrambi considerano casa.

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Dentro il libro.

Il primo capitolo, senza registrazione.
La vetratista di MuranoLivia Ferrante Ruiz
Capitolo 1

Giulia — La chiamata

Il telefono squillò mentre Giulia stava uscendo dallo studio. Aveva già il cappotto addosso, la borsa a tracolla, le chiavi in mano. Erano le diciotto passate e fuori pioveva da ore, quella pioggia milanese di febbraio che ti entra nelle ossa e non se ne va più.

Non riconobbe il numero. Rispose lo stesso, perché a quell'ora poteva essere un cliente.

«Pronto?»

«Signora Moretti? Sono l'infermiera Claudia Berton, reparto neurologia dell'ospedale civile di Venezia. La chiamiamo per suo padre, Giovanni Moretti.»

Giulia si fermò nel corridoio. Dietro di lei, Stefano stava chiudendo il suo ufficio canticchiando qualcosa. La luce al neon tremolava sopra la stampante.

«Cos'è successo?»

«Suo padre ha avuto un ictus questa mattina. L'hanno portato qui verso le undici. Le condizioni sono stabili, ma deve venire.»

Giulia appoggiò la borsa per terra, lentamente.

«Quanto è grave?»

«Il medico preferisce parlarne di persona. Ma è cosciente, signora. Sa chi è, riconosce le persone.»

«Arrivo. Ci vogliono quattro ore, forse cinque.»

«Va bene. Chieda di me quando arriva, reparto neurologia, terzo piano.»

Riattaccò. Rimise il telefono in tasca. Guardò il cappotto bagnato di Stefano appeso all'attaccapaglia, le piante finte nell'angolo, la macchinetta del caffè che gocciolava nel lavandino.

Suo padre aveva avuto un ictus.

Suo padre era a Venezia, in ospedale, con metà corpo paralizzato forse, o metà volto, o peggio. E lei era qui, a Milano, con la pioggia che batteva sui vetri e un progetto da consegnare lunedì che non era ancora finito.

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