Copertina di La tigre e l'algoritmo
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La tigre e l'algoritmo

Potere, rischio e libertà nell'epoca dell'intelligenza artificiale

de Paolo Pedrazzi

Género
Philosophy
Páginas
102
Precio
€ 1,50

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Sinopsis

Un entusiasta dell'intelligenza artificiale prende sul serio i suoi rischi: potere, delega del giudizio e liberta' di correggere, fra Evola e Spengler.

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Dentro del libro.

El primer capítulo, sin registro.
La tigre e l'algoritmoPaolo Pedrazzi
Capítulo 1

Prologo. Perché un entusiasta comincia a fare domande

Uso l'intelligenza artificiale ogni giorno. La uso per scrivere, per tradurre, per verificare ipotesi che non riuscirei a testare da solo. La uso come strumento di pensiero, non come oracolo. E proprio perché la uso, proprio perché ne apprezzo le possibilità, comincio a farmi domande che un entusiasta acritico non si pone. Non domande sul se funzioni – funziona – ma sul come funzioni, per chi, a quali condizioni, con quale distribuzione di potere.

Questo libro nasce da quella contraddizione feconda: tra l'esperienza diretta di uno strumento che amplifica capacità reali e il sospetto che questa amplificazione stia diventando, senza che ce ne accorgiamo, una delega irreversibile. Non parlo di scenari di fantascienza, di macchine che si risvegliano e decidono di eliminarci. Parlo di qualcosa di più concreto e più urgente: della differenza tra usare uno strumento e dipendere da esso senza alternative; tra migliorare l'accesso alla conoscenza e impoverire la capacità di formulare domande; tra innovare e consolidare il dominio di chi già domina.

Mi interessa capire perché alcune persone che lavorano dall'interno di questa industria, persone tecnicamente competenti e tutt'altro che luddiste, cominciano a dimettersi dichiarando che i rischi non sono gestiti con la serietà che richiedono. Nel settembre 2026 Jacob Coxon, ingegnere di Anthropic, si dimette per motivi etici. Non per opposizione alla tecnologia in sé, ma perché ritiene che le garanzie promesse non siano ancora reali. Poco dopo, Dario Amodei, amministratore delegato della stessa azienda, propone pubblicamente di rallentare lo sviluppo. Non di fermarlo, di rallentarlo: un'ammissione che la velocità attuale supera la capacità di verifica.

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