La saldatrice di Sant'EliaLivia Ferrante Ruiz
Capítulo 1L'ancora
L'officina ha un odore che cambia con le stagioni. In autunno sa di ferro freddo e segatura bagnata, di ruggine che si sveglia con l'umidità. Marta Onnis spinge la saracinesca alle sei meno dieci, quando il quartiere dorme ancora e le strade di Sant'Elia sono vuote. Le piace questo momento, prima che arrivi il rumore del giorno.
La tazza del caffè è sbeccata sul manico, bianca con una riga blu che gira intorno. La riempie dalla macchinetta che ha comprato dodici anni fa, quando ha aperto l'officina. Dodici anni dall'inizio, otto da quando lavora da sola. Non conta più i giorni, ma il corpo li conosce tutti: le mani che si aprono e si chiudono la mattina, la schiena che protesta quando solleva i pezzi pesanti, le ginocchia che ricordano ogni ora passata inginocchiata a saldare.
Beve il caffè in piedi, appoggiata al banco. Il quaderno è lì, macchiato di grasso e polvere di ferro, con le pagine gonfie per le volte che ci è finita l'acqua sopra. Scorre le commissioni della settimana: due cancelli da finire, la ringhiera dei Piras, il telaio per la veranda di quel geometra che cambia idea ogni due giorni. Niente di urgente, niente di impossibile.
Accende la radio. Musica bassa, giusto per riempire il silenzio.
Il primo pezzo della giornata è un montante che deve raddrizzare. Lo sistema nella morsa, prende la mazza. Il ferro cede sotto i colpi, lento, ostinato. Marta colpisce con precisione, non con forza. Ha imparato presto che il metallo non si convince urlando.