Copertina di La gabbia dorata
Libreria · Gratis

La gabbia dorata

Storia di libertà perduta e ritrovata tra le mura di una residenza

di Emma

Genere
Narrativa
Pagine
69
Prezzo
Gratis

La registrazione è gratuita e non chiede la carta di credito. Leggi dal browser, senza scaricare nulla.

Sinossi

A cinquantatré anni, Ras Dania si ritrovò prigioniera di un comfort che non aveva scelto. La residenza era elegante, i servizi impeccabili, ma lei sognava ancora le strade che conosceva a memoria. Poi arrivarono loro: anziani con storie da raccontare, che le insegnarono cosa significa davvero essere liberi.

Anteprima gratuita

Dentro il libro.

Il primo capitolo, senza registrazione.
La gabbia dorataEmma
Capitolo 1

Cinquantatré primavere

L'odore era quello che colpiva prima di tutto: una miscela di disinfettante al pino e brodo di carne bollita, con una nota stantia di mobili nuovi che non avevano ancora perso del tutto i composti chimici della fabbrica. Ras Dania si fermò davanti all'ingresso automatico di Villa Serena – quel nome che prometteva pace e suonava invece come una minaccia cortese – e guardò la propria valigia grigia con le rotelle consumate. Una sola valigia per cinquantatré anni di vita. Il resto era finito in scatoloni ammassati nel garage di suo fratello Sandro, che le aveva assicurato con tono vagamente colpevole: "È solo temporaneo, vedrai."

La porta si aprì con un sibilo pneumatico. Dania entrò.

Il corridoio principale si stendeva davanti a lei largo e immacolato, pavimento in gres effetto legno che non ingannava nessuno, pareti tinteggiate di beige consolatorio. Quadri con paesaggi lacustri anonimi, piante finte negli angoli. Una reception troppo simile a quella di un albergo di categoria media, con la differenza sostanziale che qui nessuno faceva il check-out dopo tre giorni.

"Benvenuta." La donna dietro il banco aveva un sorriso professionale e stanco insieme, come se l'avesse tirato fuori da un cassetto insieme alle chiavi e ai moduli. "Lei è la signora Barsanti, giusto?"

Dania annuì. Signora Barsanti. Nemmeno signorina, ormai. A cinquantatré anni il diminutivo suonava ridicolo, ma signora portava con sé l'eco di un matrimonio che non c'era mai stato, di figli che non aveva avuto, di una normalità che le era scivolata tra le dita senza che se ne accorgesse.

1 / 7