La Corte e il PopoloPaolo Armani
Capítulo 1Il Corteo Imperiale
Il ponte sul Sarca tremò sotto il peso delle carrozze. Era il diciotto novembre del milleottocentosettantadue, e il sole del pomeriggio tingeva d'oro le foglie dei pioppi lungo la riva. Alle tre e mezza in punto, come da programma annunciato dal municipio, il corteo imperiale varcò il confine del paese.
Arco si era fermata. Le botteghe avevano abbassato le saracinesche, i campi erano deserti, persino i cani tacevano. Sulla piazza del mercato si assiepava una folla di duecento persone, forse più: contadini in gilet di fustagno, donne con gli scialli buoni, bambini issati sulle spalle dei padri. Nessuno parlava forte. Si aspettava.
Caterina Tomasi stava in seconda fila, schiacciata tra la madre Marianna e una vicina che odorava di latte inacidito. Aveva diciannove anni e mani rugose per il freddo, ma gli occhi le brillavano come a una bambina. Non aveva mai visto una carrozza vera, solo i carri dei mercanti di Riva. Sua madre le stringeva il polso.
"Sta' composta," le sussurrò Marianna. "Non ti far notare."
Ma Caterina voleva farsi notare, voleva vedere. Si sollevò sulla punta dei piedi proprio mentre la prima vettura svoltava dalla via principale. Era nera e dorata, tirata da quattro cavalli bianchi con le bardature di velluto cremisi. Il cocchiere portava una livrea verde bottiglia con alamari d'argento. Dietro i vetri delle portiere non si distinguevano volti, solo ombre.
"Dio del cielo," mormorò qualcuno.