Inventario VociTommaso Arel
Capitolo 1Catalogazione
Giovedì mattina. Arrivo in ufficio alle otto e venti, come sempre, con dieci minuti di margine prima del turno. Il badge suona due volte contro il lettore all'ingresso, una conferma che il sistema ha registrato il mio accesso. L'atrio dell'Archivio Voci Pubbliche è vuoto a quest'ora, solo le luci al neon che ronzano sopra le piastrelle grigie. Salgo al secondo piano usando le scale, non l'ascensore. Sono tre rampe, mi tengono sveglia.
La sala di ascolto è una stanza lunga con otto postazioni, ognuna con cuffie, schermo, tastiera. Le pareti sono color crema, il pavimento in linoleum marrone che scricchiola sotto le scarpe bagnate. Oggi ha piovuto dalla notte, una di quelle piogge sottili che a Bologna ti penetrano il cappotto senza che te ne accorga. Appoggio la borsa sotto la scrivania numero cinque, la mia da tre anni, e accendo il computer. Il monitor si illumina con il logo dell'AVP: una forma d'onda stilizzata sopra la scritta Archivio Voci Pubbliche – Comune di Bologna.
Ivo è già alla postazione sette, cuffie in testa, che scorre file. Mi fa un cenno con la mano senza voltarsi. È sempre il primo ad arrivare perché abita in via San Vitale, dieci minuti a piedi. Io vengo da zona Saffi, venti minuti di autobus se non c'è traffico. Stamattina c'era.
«Caffè?» gli chiedo.
Alza un pollice senza togliere le cuffie.