Il Paradosso dei DraghiLuciano Palladini
Capitolo 1Il Drago delle Tenebre
# Il Drago delle Tenebre
Le nuvole color cenere si addensavano sulle valli del regno come un sudario, mentre un'ombra enorme scivolava tra le creste delle montagne. Gli abitanti dei villaggi sparsi lungo i pendii conoscevano bene quel segno: quando il cielo si oscurava a mezzogiorno e l'aria sapeva di zolfo e paura, significava che lui era in caccia. Agril il Nero, il terrore delle Montagne Fumanti, aveva lasciato la sua tana.
Le squame di Agril catturavano la luce morente del sole filtrato dalle nubi, restituendola in riflessi di ossidiana lucida. Non era semplicemente nero – era l'incarnazione stessa dell'oscurità, un vuoto che inghiottiva la luce invece di rifletterla. Solo i suoi occhi brillavano di un rosso intenso, due braci ardenti che scrutavano il mondo sottostante con un misto di disprezzo e fame. Le sue ali, larghe quanto dieci uomini sdraiati in fila, fendevano l'aria con colpi possenti che producevano un sibilo cupo, simile al lamento del vento nelle notti di tempesta.
Agril planava in cerchi ampi sopra la Valle Verde, così chiamata per i suoi pascoli rigogliosi e i campi coltivati che un tempo erano il vanto del regno. Un tempo, pensò il drago con soddisfazione malvagia. Ora quei campi mostravano chiazze bruciate, testimonianze delle sue precedenti visite. Le greggi erano state decimate, le fattorie più isolate abbandonate. Gli umani stavano imparando: il loro mondo esisteva solo finché lui lo permetteva.