Grecale a OtrantoNera Valdi
Capitolo 1Il porto
Il treno ferma a Lecce e Marra deve prendere l'autobus. Nessuno glielo ha detto, lo scopre guardando la tabella delle coincidenze sotto la pensilina. L'autobus parte alle tre e mezzo, arriva a Otranto alle quattro e quaranta. Marra compra un pacchetto di sigarette al bar della stazione e fuma in piedi, la valigia tra le caviglie.
Il bus è mezzo vuoto. Due ragazze con lo zaino, un vecchio con la sporta della spesa, una donna che tiene in braccio un bambino. Marra siede in fondo, vicino al finestrino. Fuori scorrono campi di ulivi, muretti a secco, masserie con le imposte chiuse. Il cielo è bianco, compatto. Non piove ma il vento piega gli alberi.
Quando arrivano in vista del mare, il bus rallenta. Il lungomore è deserto. Gli alberghi hanno le serrande abbassate, le insegne spente. Qualcuno ha impilato i tavolini dei bar e li ha legati con una catena. Sulla strada ci sono foglie secche, sacchetti di plastica che rotolano contro i muri. Il vento sbatte contro i finestrini del bus, li fa vibrare.
L'autista annuncia Otranto e il bus si ferma davanti a un parcheggio vuoto. Marra scende, prende la valigia, aspetta che il bus riparta. Poi cammina verso il centro. Il vento arriva da nord-est, gli tira la giacca, gli fa lacrimare gli occhi. Marra tiene la testa bassa e conta i passi.