Di bocca in boccaPaolo Armani
Capítulo 1La veglia del fuoco
Mi sono seduto per l'ultima volta nella stube di casa Pedrotti un pomeriggio di febbraio, quando la neve aveva già cominciato a scendere fitta sulla Val di Fiemme. Il vecchio Giovanni mi aveva fatto cenno di entrare dalla finestra, dove stava sbriciolando pane secco per i passeri. Aveva novantadue anni e le mani nodose come radici di larice.
"Vien, vien drento," mi disse, e io entrai scuotendomi la neve dalle spalle.
La stube era come me la ricordavo da ragazzo: piccola, bassa di soffitto, con le pareti di legno scuro che profumavano ancora di fumo e resina. Il focolare occupava un angolo, la panca correva lungo tre lati, e nell'aria c'era quell'odore particolare che non so descrivere – legna, lana, tempo, forse. Giovanni si sedette al suo posto, quello che aveva occupato per settant'anni, dalla parte del fuoco.
"Te se vegnù per sentir le storie," disse. Non era una domanda.
Annuii, tirandomi fuori il taccuino dalla tasca del giaccone. Lui lo guardò, e per un momento pensai di averlo offeso. Ma poi sorrise, mostrando i pochi denti che gli restavano.
"Una volta no ghe bisognava scriver gnente. Le storie le se portava chì," e si batté la fronte con un dito. "Adesso inveze… adesso bisogna scriver, sì, se no le se perde."
Accese la stufa con gesti precisi, automatici. Legna di faggio, stagionata da due anni. Me lo spiegò mentre sistemava i ciocchi: "Se te meti su legna verde, la fa fum, e i oci te brusa. E come te conti na storia se te pianzi?"