Decidere senza sapereElena Corvi
Capitolo 1La decisione in sei minuti
Alle due e ventitre del mattino, il pronto soccorso del Massachusetts General Hospital di Boston è un corridoio di luce al neon e lenzuola stirate troppo in fretta. Un uomo di cinquantasei anni arriva in ambulanza con dolore al petto. Il medico di turno ha sei minuti per decidere se ricoverarlo in terapia intensiva o rimandarlo a casa. Sei minuti: il tempo medio che i dati amministrativi dell'ospedale assegnano a questa valutazione, contando anche le interruzioni, le telefonate, il paziente successivo che sta già entrando.
Il dolore è diffuso, non puntiforme. Iniziato un'ora fa, mentre l'uomo guardava la televisione. Pressione arteriosa centotrenta su ottantacinque, nella norma. Elettrocardiogramma senza alterazioni evidenti. Nessuna storia familiare di cardiopatia. Fumatore, ma ha smesso tre anni fa. Il medico ha davanti a sé una cartella che cresce ogni trenta secondi: qualcuno porta i risultati degli enzimi cardiaci preliminari, un'infermiera annota la saturazione dell'ossigeno, un altro collega passa e suggerisce di considerare anche la troponina ad alta sensibilità.
Ogni informazione aggiuntiva sembra utile. Ogni test disponibile potrebbe essere quello risolutivo. Ma alla fine della giornata, questo medico avrà preso una decisione giusta o sbagliata non in base a quanto ha saputo, ma a quanto ha saputo usare.